La mediazione familiare, che cos'è, a che cosa serve e quando serve davvero
In questo articolo, Chiara Italia (mediatrice familiare AIMS di Genitori Singolari e counselor) riassume obiettivi e complessità legate al percorso di mediazione familiare. Al termine anche una breve bibliografia sull'argomento per chi desiderasse approfondire.

Separarsi non è un “compito” facile. Vi sono almeno due aspetti che appaiono complessi, paradossali e contraddittori, e che sono legati al fatto che una coppia – che ha dei figli – a un certo punto decide di separarsi.
Il primo riguarda la forte carica emotiva che accompagna una separazione, spesso in maniera anche poco consapevole, perché al dolore ci si anestetizza e alla tensione ci si abitua. È esperienza comune, infatti, che la separazione porti con sé sentimenti non facili da gestire: delusione, rancore, incredulità, disorientamento, comportamenti che portano le persone a non sopportarsi più, a scambiarsi reciproche accuse in un’interminabile dinamica di attacco e di difesa. Senza contare i casi di tradimento, molto frequenti in verità, caratterizzati da uno squilibrio delle responsabilità, e da una dinamica in cui c’è un traditore e un tradito, un carnefice e una vittima, e di conseguenza un genitore percepito come “cattivo” e l’altro percepito come “buono”.
Scenari di ordinaria amministrazione (a volte, purtroppo, anche di ordinaria follia) che vedono da un lato gli adulti preoccupati ma anche disorientati, irragionevoli, disattenti al mondo intorno e a volte anche violenti, e dall’altro i bambini angosciati e testimoni impotenti delle fragilità dei cosiddetti “grandi”.
Tutto ciò accade... Ma possono i genitori riuscire a posporre i rancori personali, rendersi conto della strumentalizzazione affettiva che fanno della relazione coi figli e riappropriarsi di una genitorialità più adeguata? O sono solo belle parole?
A volte è un percorso davvero in salita, perché chiedere a due persone che si separano di avere a che fare ancora con l’altro comporta una fatica psichica molto gravosa, e con questo bagaglio emotivo restare uniti come genitori non è proprio per tutti così automatico.
E questo è il secondo aspetto di complessità: da un lato vi è il desiderio di staccarsi da una relazione, per ricominciare da capo - dandosi delle nuove possibilità affettive o semplicemente stando nei propri ritmi - dall’altro vi è invece la necessità di essere ancora una coppia genitoriale, proseguendo un progetto comune educativo e di crescita.
La mediazione familiare si occupa di tutto questo e nasce un po’ come risposta alla complessità delle relazioni e dei cambiamenti che riguardano la famiglia dei tempi moderni. Mediando si sta nel mezzo tra due realtà divise, tra mondi separati. Il suo punto di arrivo è il raggiungimento di accordi equi e duraturi tra loro, rivolti alla tutela dei minori e al mantenimento dei legami tra le generazioni. In un percorso, però, mirato a fare evolvere dinamicamente una situazione di conflitto, aprendo canali di comunicazione precedentemente bloccati: un percorso importante, che assicura la continuità della funzione genitoriale, strettamente connessa con la capacità dei genitori di elaborare la perdita, tollerare il dolore ed evitare che i figli possano fungere da “anestetico relazionale”.
Infatti, non è possibile separare la dinamica della coppia dalla dinamica genitoriale in quanto la genitorialità, come funzione della coppia stessa, va articolata e collocata nella sua stretta interdipendenza con la conflittualità coniugale.
A volte l’intervento di mediazione è incentrato sul conflitto, a volte l’obiettivo diventa invece la riorganizzazione delle relazioni familiari. Soprattutto anche di fronte a un numero considerevole di coppie di fatto - che non essendosi sposate, spesso si accordano con regole “fai da te” che non sempre tengono conto delle esigenze di tutti - o scenari più complessi di coppie ricostituite e famiglie ricomposte.
Dalla sua nascita, la mediazione familiare si è sviluppata approdando anche in Italia, con qualche anno di ritardo, e creando modelli e approcci differenti. Tra questi, l’approccio sistemico ha come obiettivi di sostenere la riorganizzazione delle relazioni familiari, mantenere il focus sull’unità familiare, dedicare attenzione a ogni membro della famiglia e gestire i conflitti avendo una visione dell’intero sistema familiare.
A chi si rivolge e con quali obiettivi
La mediazione si rivolge a coppie in conflitto, prima della decisione di separarsi; in concomitanza con la decisione, per avere un aiuto a sbloccare l’impasse e raggiungere un accordo; e anche a famiglie complesse e alti livelli di conflitto a distanza di anni dal divorzio o la separazione.
Per tutti i casi, il lavoro ha come obiettivi di ridurre il conflitto individuando strategie per una sua risoluzione, facilitare o ripristinare una comunicazione funzionale, favorire l’adattamento alla separazione nei figli e nei genitori, informare e sostenere i figli durante il processo di separazione e promuovere la co-genitorialità. E non ultimo aiutare la coppia a trovare degli accordi relazionali e patrimoniali ai fini della separazione o il divorzio. E per questo specifico step, spesso si lavora in sinergia coi legali di riferimento.
Chiara Italia
Mediatrice Familiare AIMS (Associazione Internazionale Mediatori Sistemici)
Breve bibliografia
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