Se ti lascio è colpa tua. Analisi semiseria di una separazione di Governo.
Le vicende politiche di questo Agosto 2019 sembrano ricalcare dinamiche classiche fra coniugi, quando si separano. Non so se questo fa molto onore ai nostri politici, ma di certo ciò che accade quando non si va più d’accordo finisce per seguire un copione quasi ripetitivo se non ci si sforza di attingere alle parti più evolute e razionali di noi. E questo vale appunto sia che si tratti di partner affettivi, che –evidentemente- di partner di Governo!

Che cosa accade quando non si va più d’accordo, dunque? Accade che nella maggior parte dei casi chi decide di chiudere fatica a prendersi la responsabilità della propria decisione. Quando le cose vanno abbastanza bene si va dal classico è colpa tua, al più sfumato ma sempre colpevolizzante non sei più lo/la stesso/a. Quando invece va male, accade quello che, semplificando, ho definito in altre sedi la “mostrificazione dell’altro”, cioè inizia un processo potente quanto doloroso di trasmutazione dell’altro in mostro, l’altro con cui siamo noi che non vogliamo più stare, l’altro che abbiamo un tempo voluto e scelto in modo anche consapevole, l’altro con cui in molti casi abbiamo scelto di generare figli legittimi (o leggi, decreti, nomine…). Il “mostro” arriva ad essere rappresentato con le peggiori caratteristiche, sia comportamentali che intenzionali; si rileggono cioè eventi del passato, che non avevano nessun connotato preoccupante, come prodromi inequivocabili della bassezza o depravazione altrui, oppure come segni di intenzioni chiaramente maligne non dichiarate, tenute nascoste in modo ingannevole. Non di rado il mostro può essere rappresentato solo apparecchiando la realtà di paranoie, generalizzazioni o ingigantimenti di fenomeni rigorosamente passati (e come tali non più facilmente confutabili).
Alla fine la mostrificazione dell’altro si estende all’intera relazione, e qualche volta infetta anche il partner mostrificato, che a sua volta ricambia con altrettanta determinazione, cercando tutti i segnali e le caratteristiche del mostro in colui/colei che lo sta lasciando. Il risultato di questa reciprocità è la tremenda demolizione della relazione, un accumulo di macerie che non hanno più alcun senso e sono senza valore, che lascia i partner sguarniti di un passato cui appoggiarsi, perché arrabbiati, vuoti, pieni di risentimento e di rancore, cioè di veri e propri veleni dell’anima che hanno bisogno di lunghi anni e di grande lavoro su di sé per essere smaltiti.
La mostrificazione dell’altro non vede omologhi in natura; semmai gli altri mammiferi possono abbandonare partner o cuccioli che non servono più nell’indifferenza più crudele, magari anche malati, e lo fanno perché sono chiamati da forze biologiche fortissime a preservare la specie più che la relazione. Noi esseri umani invece abbiamo il privilegio di coltivare il pensiero, l’arte, l’etica, la retorica, il desiderio e la sessualità, tutte cose inutili dal punto di vista strettamente biologico, proprio perché i nostri scopi non sembrano esaurirsi con la riproduzione della specie: dal pollice opponibile in poi abbiamo consolidato la nostra appartenenza ad una specie evoluta, creando legami culturali, psicologici e sociali che naturalmente non hanno uguali in natura.
Non stupisca dunque che anche in occasione della rottura dei legami avvenga qualcosa di assolutamente specie- specifico, come questo fenomeno della mostrificazione. Anche i nostri politici giallo-verdi non ci hanno fatto mancare accuse, colpevolizzazioni, frecciate e colpi bassi, paranoie e complotti, con il classico dei copioni mostrificanti: io me ne vado, ma per forza, per colpa tua che dici sempre no (da parte di Salvini); e la più classica delle risposte (da parte di Conte-Di Maio): sei tu che sei un traditore, io sono innocente.
Ma quale sarebbe il vantaggio psicologico della mostrificazione?
Immagino che sia quello di soffrire di meno, e soprattutto quello di evitare dolorose messe in discussione delle proprie scelte che rischierebbero di frantumare un fragile senso di sé. Si, perché la mostrificazione è un meccanismo evoluto rispetto agli animali, ma molto semplificante, che va bene soprattutto come meccanismo di difesa in personalità fragili. I forti, invece, sanno che assumersi la responsabilità di una scelta, anche eventualmente di provocare del dolore a colui che quella scelta non condivide, è un atto di coraggio, liberatorio e fortificante, che sana fin dall’origine il dolore che inevitabilmente seguirà a questa scelta.
Quando una relazione, un patto, una amicizia o un matrimonio si rompe, anche se è stato uno soltanto dei due a volere la chiusura non serve cercare un colpevole, ma piuttosto ognuno per sé può investigare le proprie responsabilità, che spesso ci sono anche in chi subisce la separazione, non fosse altro perché non ci si è accorti che l’altro/a si stava allontanando inesorabilmente.
Ma prima che una relazione si chiuda, se si è trattato di una relazione vera, serve aprire un confronto, una crisi, un dialogo in cui si esponga la propria insoddisfazione, si faccia presente che si vuole cambiare qualcosa. Così come ci si fidanza prima di sposarsi o di convivere, allo stesso modo per chiudere serve un periodo di defaticamento, dove si faccia spazio alla individualità di ognuno. Ed è in questa fase che avviene eventualmente la mostrificazione, così come l’abbiamo qui descritta, quella psicologicamente necessaria a separarsi quando non si è (ancora) in grado di assumersi fino in fondo la responsabilità della propria scelta. Se invece questa crisi non si apre ed invece si va subito in quattro e quattr’otto alla chiusura (come pare sia successo al Governo questa estate), ciò può voler dire che quella non era una relazione, ma una “compagnia di ventura”, una coppia di convenienza, tanto strumentale quanto mercenaria, che dunque si può chiudere così, con un po’ di fumo e qualche sceneggiata, tanto per far credere -a chi ci vuole credere- che c’eravamo tanto amati, giusto quel tanto che serve prima di accoppiarsi nuovamente….
Nell’epoca in cui ci si lascia via whatsapp e si chiudono i governi in due settimane ad agosto forse dunque neppure vale la pena di scomodare la mostrificazione come fenomeno psicologico. Basterebbe chiamare in causa i clown e le loro pagliacciate: fanno ridere, anche se si tirano le bastonate, mica piangere; e non assolvono a nessuna legge psicologica evoluta.
Piuttosto –e purtroppo per noi- non è una cosa seria…
Linda Francioli
Psicologo, psicoterapeuta, fondatrice di "Genitori Singolari" (www.genitorisingolari.com)
