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Marta

Oggi è il mio quarantesimo compleanno, voglio raccontarvi cosa facevo il giorno del mio compleanno, un anno fa: mi stavo sposando con il padre dei miei figli. E dirvi cosa facevo 8 anni fa, il giorno del mio trentaduesimo compleanno: davo il primo bacio al padre dei miei figli. Il 20 settembre come vedete è un giorno speciale per me, e anche per la mia ex storia d'amore.

Mi chiedo spesso a Natale sotto l'albero, o chesò a Ferragosto mentre ci sono le stelle cadenti: dove sarò l'anno prossimo? Cosa sarà cambiato rispetto ad ora? E naturalmente questo avviene ancor più al mio compleanno, una ricorrenza che non può non farmi pensare al tempo che passa. Me lo sono chiesto anche un anno fa, in un giorno felice per me, uno dei più belli della mia vita. Mai avrei pensato che in questo giorno avrei detto ai miei figli che papà e mamma non vivono più assieme perché non vanno più d’accordo. Ero felice un anno fa, lo ammetto, di fare quella cosa un po’ sacra che è il matrimonio, dopo 6 anni di convivenza e due figli; il sacro non c’entra con la religione (noi peraltro ci siamo sposati in Comune), il sacro sta nello scegliersi, quando forse non sarebbe neppure neppure richiesto, perché appunto dopo vari anni e due figli si dà tutto per scontato.

Per me non lo era scontato, potevo anche non farlo, o avrei potuto farlo anni prima o anni dopo. Invece l’ho fatto un anno fa ed ero felice. Pensavo fosse così anche per lui, questo si che l’ho dato per scontato..

Io e lui siamo diversi. Ma lui era la mia ombra ed io ero la sua - così pensavo che fosse. Sono una un pò eccessiva, lo ammetto, mi piacciono le emozioni, i sentimenti, mi piace celebrare le gioie e concedere le giuste lacrime ai dolori.  Mi piace scambiare, prendere e dare e possibilmente crescere, esplorare. Guai a stare ferma. A volte raggiungo altezze inebrianti, vedo il mondo da lontano senza avere le vertigini. Ma poi mi stanco anche molto in tutto questo, e mi ritrovo con le energie a lumicino e ho bisogno di riposo. Ecco: non riesco tanto a capire qual è il mio limite e capire per tempo quand’è che le mie forze si esauriscono. Il rischio quindi di schiantarsi al suolo al ritorno è altissimo, l'ho sempre saputo, ed è questo che mi ha permesso di apprezzare Francesco… Lui è sempre stato  un po’ casalingo, invece, più in ombra che al sole, di quelli che in spiaggia non ci stanno volentieri, che gli amici si devono vedere con parsimonia, attenzione che non sia troppo spesso, e cose del genere…Mi diceva: Vai tu, io ti aspetto qui. E io andavo e tornavo,  vagavo nel cosmo; avrei preferito vagare qua e là con lui, per un po’ dopo il nostro primo incontro me ne sono anche lamentata, ma poi ho capito che nel diverso c'era l'equilibrio e poi sono venuti i figli (e come padre era ed è una vera meraviglia). Era il mio attracco, il mio aggancio alla terra. Non smarrivo mai la mia via di ritorno, in casi estremi mi facevo afferrare dalle sue braccia e ritornavo felice a toccare con le caviglie la terra smossa dei selciati. In otto anni non mi sono accorta mai di nessun altro. Nessuno mi ha corteggiata, per lo meno io non me ne sono mai accorta. Nessuno ha mai vagamente attratto la mia attenzione. Monogama senza fatica, la mia. E pure felice nel giorno del nostro matrimonio.

Oggi so che se ho fatto degli sbagli li ho fatti in buonafede. Deve essersi sentito solo mentre ero persa nelle polveri stellari. Ma non me l’ha mai detto e io non sono riuscita a capire un linguaggio che non era fatto di parole.  E quando gli ho detto che potevo provarci, che forse non ci riuscivo ma che almeno mi lasciasse provare, ci lasciasse provare a trovare una via a metà fra la terra e il cielo dove forse potevamo ritrovarci ancora, ha detto di nuovo che non comprende il mio linguaggio e che sente che io non comprendo il suo… Comprendo, comprendo. Comprendo che l’amore è finito. E che il sipario è già calato. Io che mi ero addormentata un attimo in platea, che avevo chiuso gli occhi giusto il tempo di riprendermi un pochino, mi sono ritrovata a luci spente, a inciampare nei bicchieri di coca-cola e nei cartocci di pop corn…a guadagnare l’uscita, sperando che non mi abbiano chiusa dentro, perché non voglio ritrovarmi prigioniera di uno spettacolo finito e perdermi con questo magari l’ultimo giorno di vita che iddio mi concede..

Perché la vita è breve. E mi sembra che non abbiamo troppo tempo per interrogarci sul percome e sul perchè. Giusto il tempo di capire lo sbaglio, piangere le lacrime che servono per dire addio alla parte di noi che siamo stati. Poi la vita reclama la sua ricompensa. Ci sono i figli a cui regalare la prospettiva del futuro e non del passato. C’è il futuro che avanza e che comunque sia non sarà mai più come prima. Oggi che sono un anno dopo dove non pensavo assolutamente che sarei stata, vedo anche che la vita è più forte di me, che mi regala le cose belle e le cose brutte con eguale intensità, che regala e che toglie senza lacrime, in modo asciutto e preciso. E che è questo che ci rende assolutamente umani e divini ad un tempo.

Oggi ho 40 anni e sono contenta di essere arrivata fin qua. E anche oggi penso: chissà dove sono, fra un anno, oggi….


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