top a

Carlo

Ecco, stasera sono abbastanza giù per scrivere.
Non è che questi due mesi siano stati un idillio, sono comunque accaduti alcuni fatti belli e brutti ed il tempo è scivolato via senza pesare particolarmente sulle mie giornate.

Ma ora sento e desidero scrivere a mio figlio, chissà che un giorno leggendo queste righe possa capire di più del papà che ha ricevuto in regalo dal destino.


Il 18 aprile sei stato operato alle adenoidi. L’intervento dal punto di vista chirurgico è riuscito bene, a quanto pare però l’anestesista deve avere sbagliato qualcosa durante l’intubazione, fatto sta che a termine intervento (!) l’equipe medica si è accorta che un polmone era stato iperventilato mentre l’altro si era svuotato dell’aria. In termine tecnico mi hanno spiegato che si dice “atelettasia”. In pratica invece è significato che in fase di risveglio non riuscivi a riprendere la respirazione autonomamente e sei stata tenuto intubato e sedato per tre ore circa. Sul momento non ho provato paura ma il giorno successivo mi ha preso una bruttissima angoscia che di tanto in tanto ancora mi ritorna. Vorrei dimenticare se potessi; ogni genitore sa cosa posso avere provato e comunque è facile da immaginare.
L’occasione era servita per migliorare un po’ i rapporti tra me e tua madre, e forse questo è il fatto classificabile come “bello” se non altro perché tu hai percepito la nostra simultanea vicinanza e si vedeva che nonostante l’intervento eri particolarmente vivace e felice. Peccato che poi si fa presto a dimenticare, specialmente quando si tende ad essere piuttosto superficiali. Ora siamo ritornati alla solita routine.

Venerdì ero di turno. "Papà di turno".

E’ successo veramente poche volte che compaia il numero di tua madre quando mi squilla il cellulare. Quando succede so che c’è una sorpresa negativa. Sono rimasto molto stupito di sentire all’altro capo la tua vocina che è partita come quando mi reciti qualche filastrocca: papi, per piacere vieni a prendermi  perché la mamma sta tanto male e non può portarmi da te...

Ma certo che si… che domande, certo che vengo.. D’altronde tu non puoi sapere quante volte sono partito da casa per incontrarti anche solo mezz'ora. Non sai nemmeno quante sono le volte in cui ho fatto 400 km per nulla.. perché qualcuno decideva che noi non potevamo incontrarci. Non ho voglia di fare commenti, però un po’ mi rattrista pensare che tu debba essere coinvolto in queste cose. Bastava un semplice sms ed io sarei partito subito. Ma che bisogno c’era di farmelo chiedere da te? C’era forse qualche dubbio sul fatto che io potessi rinunciare a vederti solo perché dovevo fare un po’ di più della metà del percorso deciso dal giudice?  Non capire questo dopo tutti gli sforzi che ho fatto, allora significa che non c’è speranza, non c’è più margine di miglioramento. E questo mi deprime, perché va a tuo discapito.

Lei mi frega sempre, non lo capirò mai abbastanza in tempo per riuscire a non illudermi...

 


 

Torna alle storie di Genitori Singolari >>