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L'importanza di sapere perché

Ho 50 anni e da circa due sto frequentando un uomo più grande di me, vedovo da 6 anni. Quest'uomo ha una figlia mia coetanea, che si rifiuta di conoscermi. Io le ho parlato al telefono solo una volta un anno fa, e lei mi ha detto che sa che è strano, ma che proprio non ce la fa all'idea di potermi vedere, che vede suo padre solo come "suo papà", che non riesce a vederlo come un uomo, e non riesce ad immaginarselo con un'altra donna.

Ora poi che si avvicinano le feste, lui sarà ancora una volta "fra l'incudine e il martello", perché dovrà decidere con chi passare il Natale. Lo scorso anno l'abbiamo trascorso noi da soli, perché la figlia si è rifiutata di stare alla stessa tavola con me. A me invece piacerebbe tanto conoscerla, farmi conoscere per quella che sono, in maniera che capisca che ci amiamo sinceramente. Altro dettaglio: la figlia era della moglie, lui l'ha adottata quand'era piccola; spesso ho pensato che l'attaccamento morboso di donna ora adulta, sia stato dettato anche da questo fatto, ma non so se la mia intuizione può essere valida. Come posso aiutare il mio compagno a non farsi influenzare dal comportamento quasi ricattatorio della figlia? A fargli capire che se una persona ti vuole bene, prima o poi capirà e accetterà la situazione se questa ti fa felice? Purtroppo non c'è molto dialogo tra loro, parlano tanto ma non di sentimenti, lui fa fatica ad esternare i suoi bisogni, i suoi desideri con lei.
Aiutatemi.
Miriam (Venezia)

padre maturo e figlia grande


Cara Miriam, se ho capito bene lei vorrebbe poter immaginare i prossimi passi insieme al suo compagno nella direzione di una maggiore condivisione (convivenza o matrimonio); se questo è il suo desiderio, l'ostacolo della figlia è davvero da affrontare; ma se invece le andasse bene continuare una relazione dove ognuno ha la sua casa e la sua vita, il problema diventerebbe meno rilevante e anche se la figlia continuasse a non volerla conoscere, lei potrebbe -e forse dovrebbe- farsene una ragione, continuando a coltivare l'affetto per il suo compagno, ma lasciando a lui la mediazione fra i suoi bisogni e quelli del pezzo di vita che non condivide con lei. Insomma, verificare bene se è questo che desidera è fondamentale per continuare a ragionare in merito al da farsi.
Mi chiede comunque come può aiutare il suo compagno a non farsi influenzare dalla figlia adottiva, e quindi le rispondo in senso molto generale che, finché non sarà chiaro perché il suo compagno non desidera affrontare il tema con la figlia una volta per tutte, sarà difficile che lei lo possa aiutare e anche per me darle un consiglio.
E' possibile infatti che la signora abbia un serio problema di natura emotiva e psicologica che non desidera affrontare, ma il punto è che questo padre sta colludendo con il problema della figlia adottiva, per ragioni che però non sono affatto chiare. Entrare in questa dinamica per me è molto difficile, e per lei rischioso, dal momento che, spingendo verso una direzione che né l'uno né l'altra mostrano di voler affrontare, lei rischia di irrigidire ancora di più la loro reazione avversa e magari di compromettere anche l'affetto che prova per il suo compagno o quello che lui prova per lei.
Forse il suo compagno non desidera fino in fondo progettare un futuro con lei, come lei desidera, anche se di certo non la vuole perdere, ed è questo il motivo per cui continua a mantenere vive le resistenze della figlia;  o forse teme che un eventuale matrimonio/convivenza penalizzi anche ereditariamente la figlia: questi temi, anche se sembrano poco "nobili", a volte sono più significativi di quanto i protagonisti stessi vogliano ammettere; ma sono temi che esistono e hanno una valenza anche psicologica, non solo materiale, e come tali non andrebbero lasciati sullo sfondo; o ancora, forse c'è nella storia fra questo padre e questa figlia acquisita qualcosa che non sappiamo, qualcosa che comporta sensi di colpa da parte dell'uno e pretese di risarcimento da parte dell'altra che non posso essere esplicitati e tantomeno condivisi con lei.
Insomma, è fondamentale che lei si faccia un'idea sui motivi per cui il suo compagno non prende con la figlia quella posizione ragionevole che lei si aspetta (mentre mi sembra che debba lasciare più sullo sfondo la relazione con la figlia di lui, a cui ha già dimostrato il desiderio di una conoscenza più stretta e con cui non è il caso di insistere.) Solo quando avrà compreso perché egli collude con l'opposizione della figlia, le sarà possibile immaginare di aiutarlo; diversamente lei si muoverebbe alla cieca e -come detto- correndo il rischio di irrigidire le cose. Come può comprenderlo? Col dialogo. Quel dialogo che lei dice che fra padre e figlia è difficile, e che forse deve essere più intimo anche fra voi. Credo infatti che neppure il suo compagno stia bene "fra l'incudine e il martello", eppure le ragioni per cui continua a sostare proprio lì sono oscure forse anche a lui stesso, pertanto solo lei, con tatto e pazienza, potrà sostenerlo in questa disamina. E poi far leva su questo terreno comune per immaginare le azioni più opportune per aiutarlo davvero.
Un grande in bocca al lupo e Buone Feste!

(A cura di L. Francioli)

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