Separati in casa: ai figli va detto?
Buongiorno, io e mio marito siamo da anni in crisi, siamo andati in terapia provando a ricostruire, ma non ci siamo riusciti perché non ci amiamo più; e in pratica da 3 anni conviviamo da separati in casa, dividendo le spese e condividendo i momenti di vita familiare. Io vorrei parlare apertamente della situazione con i figli, è opportuno?
Finalmente abbiamo trovato il coraggio di dirci che forse non è il caso di andare avanti, ma poiché siamo anche consapevoli che le condizioni economiche non ci permetterebbero, ad oggi, di poter affrontare una vita da separati con serenità, soprattutto per i nostri figli, abbiamo deciso di stare momentaneamente così, e ciò finché la mia situazione lavorativa non sarà stabile. Non siamo una coppia in conflitto, quindi la convivenza non ci mette in difficoltà, per ora. Quello che però mi mette in difficoltà è la chiarezza nei confronti dei figli: abbiamo due adolescenti di 13 e 15 anni, non mi piace l'esempio di amore che gli stiamo trasmettendo, io vorrei parlare loro apertamente della situazione, ma non so assolutamente quale sia la cosa migliore da fare.
Grazie del suggerimento.
Maria Paola (Rieti)

La situazione da separati in casa non è la migliore, ma neppure è incompatibile con una equilibrata vita familiare. Mi è capitato qui, rispondendo ad altre lettere, di segnalare che infatti tutto dipende da come la coppia genitoriale gestisce questa scelta, se cioè è fonte di sofferenza o disagio per uno o entrambi i membri della coppia genitoriale, oppure se è una scelta non esplicita, frutto di un accordo solo immaginato, ovvero vissuta dall’uno e dall’altra in modo molto diverso. Queste sono alcune delle situazioni in cui il vissuto dei figli potrebbe essere o diventare in effetti problematico, e questo sia che i figli mostrino un disagio in merito, sia che apparentemente sembrino non risentirne.
Tuttavia nel caso di questa mamma la situazione è molto diversa: i due genitori sembrano aver elaborato insieme la necessità della loro separazione, non ci sono conflitti in corso, e infine condividono tuttora felicemente non solo le spese o l’abitazione, ma anche la vita familiare. La richiesta in effetti è se parlare chiaramente coi figli o meno, come se la dimensione della separazione in casa non fosse in nessun modo problematica. O meglio: lo fosse solo in relazione al fatto che questa mamma (e non sappiamo nulla fra l’altro di come la pensi il papà!) si sente a disagio per l’esempio di coppia -che continua a stare insieme senza amore- che fornisce ai figli.
Premesso che occorrerebbe sapere molto di più di questi figli (il loro carattere, la loro situazione emotiva attuale, la dimestichezza o meno di parlare in famiglia delle cose che accadono o delle proprie emozioni, etc), il punto che voglio sottolineare è in ogni caso che esplicitare una questione così particolare deve partire da loro, dalle loro necessità, più che dal legittimo desiderio della madre di sciogliere l’ambiguità di una relazione. In questo caso in effetti l’interesse della madre e l’interesse dei figli in merito a “come stanno davvero le cose”, potrebbe confliggere. Mentre alla madre potrebbe far la differenza rendere trasparente le sue scelte (almeno dal punto di vista emotivo, poiché elemento di sincerità e di trasparenza), i ragazzi potrebbero non avere alcuna esigenza in merito: essi non sono in nessun modo toccati da questo accordo preso all’interno della coppia coniugale, anzi stanno beneficiando di un clima che spesso non è presente neppure nelle famiglie in cui va tutto bene. Ai figli la separazione va comunicata quando ci sono in corso cambiamenti che li riguardano da vicino, e anzi la comunicazione va fatta nell’immediatezza di questi cambiamenti, non mesi prima o quando questa cosa non ha effetti del tutto; e questo per evitare che la loro mente sia costretta ad impegnarsi a pensare ad eventi che non sono concreti, cioè eventi su cui non possono avere in nessun modo il controllo e per questo essere potenzialmente fonte di preoccupazione o di ansia.
Questi ragazzi non sembrano fare domande, accorgersi che qualcosa è cambiato, manifestare fastidio o preoccupazione per un vincolo coniugale differente da quello amoroso. Inoltre non sembrano esserci altri partner a complicare la situazione, cosa che spingerebbe evidentemente non solo a chiarire le cose ma anche a promuovere l’effettiva separazione, a beneficio a questo punto non solo dei figli ma anche del ruolo dell’altro genitore e del rispetto della sua persona.
Ma infine, la comunicazione di questa madre di cosa dovrebbe trattare? Del fatto che l’amore è finito? Che anche se è finito la scelta è di rimanere insieme per motivi economici? O peggio ancora per il “bene dei figli” (rendendoli responsabili di scelte altrui)? Non sono argomenti di facile trattazione e anzi argomentare queste scelte potrebbe essere molto più insidioso che lasciare intendere nei fatti che sia un altro tipo di amore quello che questi genitori stanno mettendo in gioco in famiglia, un amore che è fatto di accettazione dell’altro, di abitudine ma buone, di vicinanza e sostegno reciproco, forse quel tipo di amore che si trova fra amici di vecchia data o fra fratelli e sorelle. Mi chiedo infatti cosa potrebbe esserci di diverso fra queste due persone, le quali da più di tre anni sanno far proseguire il ménage familiare senza intoppi, le quali dormono nello stesso letto, che condividono tutte le intimità di una famiglia (con eccezione di quella sessuale, di cui però non è mai opportuno dare dettagli a terzi, tantomeno ai figli). Cose non facili, addirittura impossibili, se non vi è un legame significativo e comunque forte.
Il mio suggerimento dunque, in assenza di elementi specifici rispetto a questi ragazzi, è di lasciare questa comunicazione a quando la separazione sarà effettiva, e questo potrà avvenire in virtù dei cambiamenti lavorativi accennati, oppure di novità affettive nella vita dell’uno o dell’altro. Nel frattempo non mi sembra che ci sia da preoccuparsi circa l’esempio che può essere trasmesso: l’amore nella coppia può assumere la forma del rispetto reciproco (se questo sta bene ed è quello che possono offrire ai figli gli ex coniugi) e questo non essere di alcun danno ai figli. Mentre esplicitare che l’amore non c’è più ma che si sta insieme “comunque” potrebbe aprire dolorose e problematiche ambivalenze, e quelle si rischierebbero di generare confusione nei figli. Mi auguro di essere stata in qualche modo di aiuto in questa delicata situazione, in bocca al lupo.
(A cura di L.Francioli)
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