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Padri perdenti si diventa

Sono un padre tardivo nel senso che ho avuto mio figlio a 45 anni a seguito di una relazione che era nata da non molto. Nostro figlio nasce e noi andiamo a convivere, ma dopo i primi due anni -in cui fra l’altro scoppia la pandemia con tutto quello che comporta -si manifestano le difficoltà di una relazione che ci vede poco compatibili, per cui sono io che me ne vado visto che era casa di lei.

Adesso lei ha trovato un nuovo compagno che frequenta spesso casa sua, e io sono alle prese con un figlio di 3 anni che non vuole venire a casa mia volentieri, che non dorme da me perché vuole la mamma e da un confronto con l’altro in cui io sono necessariamente perdente, visto che è pure ricco e bello. Mi sento destinato a perdere l’amore di mio figlio e se fossi in lui non avrei dubbi io stesso a sostituirmi con l’altro. Come posso gestire questa situazione?

Mariotto.

 

A questo padre vogliamo dire innanzi tutto che l'essere genitore non è una condizione a cui si possa rinunciare e tantomeno è possibile abdicare o da cui "dare le dimissioni". Non importa se altre figure possono avere una influenza, anche importante, sui nostri figli: nessuno potrà mai competere con la necessità per lui/per lei di fare i conti con la propria nascita, col bene o col male che questo può portare con sè, e ciò include in modo significativo il padre e la madre biologica, specie se sono presenti come lo è questo padre. Il senso di fallimento del proprio ruolo genitoriale non è dunque un derivato di ciò che accade nella vita di un figlio, tanto meno da quali altre figure di attaccamento sostengono la crescita dei figli, ma semmai il risultato di una precisa volontà di interpretare il ruolo genitoriale, con le sfide che quel particolare figlio comporta. In altre parole: le profezie si autoavverano quando le immaginiamo fortemente, quelle negative ancor di più. Padri perdenti si diventa, dunque, certamente non si nasce!

Di certo però non vogliamo dire che non ci siano problemi o che sia facile, e che basti pensare positivo perchè tutto vada a posto, perchè questo caso specifico richiede a questo padre un lavoro importante su di sè e un autosostegno che non viene dalla ex compagna e neppure (per ora) dal figlio. Per aiutarlo a vedere che c'è speranza alla fine del tunnel va assolutamente detto che questo bambino di 3 anni si sta comportando come molti della sua età si comporterebbero di fronte alla separazione dei genitori: fa resistenza, protesta a modo suo, ribadisce fortemente che a lui i cambiamenti piacciono poco e che vorrebbe che non fosse necessario fare i conti con l'allontanamento del papà, la necessità di avere nuove abitudini, l'incertezza della novità.

Detto questo si tratta di capire come aiutare questo bimbo a superare la resistenza al cambiamento che esprime, come è possibile venirgli incontro, favorendo l'introduzione di qualcosa che non ha chiesto nè desiderato. E la prima cosa da fare è per questo padre togliersi dalla testa che questa resistenza sia dovuta al suo essere perdente rispetto al nuovo conpagno della madre. Semmai ha a che vedere con le caratteristiche della casa del papà: come è il suo lettino, se ha uno spazio suo per giocare, se invita e frequenta in quella casa amci del papà e amichetti suoi, se trova divertente fare il bagnetto lì, preparare la colazione, vedere un cartone col papà, etc. Sul dormire in un nuovo letto occorre avere pazienza, non è facile abituarsi a lasciarsi andare al sonno in assenza della madre, si tratta di un processo graduale che non va' accelerato ma che va pian piano favorito,  a partire dalla nanna del pomeriggio e poi sopportando -almeno le prime volte- le sue proteste, senza agitarsi, rimanendo sereni e fermi sul fatto che la mamma non c'è, ma che il papà e lì con lui.

Spesso i papà sentono di aiuto il supporto transitorio di una nonna o di una zia, ma anche se queste figure non sono disponibili o di sostegno, credo che possa essere a lui di aiuto che tanti papà soli prima di lui sono passati attraverso queste momentanee difficoltà e ce l'hanno fatta. E che se l'ansia è forte è possibile cercare il sosegno psicologico di un professionista o di community che hanno come missione proprio quella di non farci sentire soli,  grazie alla condicivione di esperienze simili alle nostre (www.oneparent.it, ad esempio).

Un forte abbraccio e un sincero in bocca al lupo a questo papà.

(a cura di L.Francioli)

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