Capricci
23 Giugno 2008
Mia figlia Federica, 2 anni, è particolarmente capricciosa: ogni sedia spostata, ogni piccolo contrattempo è sufficiente a contrariarla e a renderla ostinata. Ho provato di tutto: dalle coccole alle minacce, ma vedo che nessuna delle due cose ha un effetto.
Mio marito ci ha lasciate all'improvviso due mesi fa, ed io non sempre riesco a nascondere il mio turbamento, sarà questa la causa dei suoi capricci? Mio marito invece mi ha detto che con lui la bambina si comporta bene, va tutto benissimo, pensa addirittura che mi invento tutto per fargli pesare la sua decisione. Come posso fare a convinvcerlo che Federica sta soffrendo e ad aiutarmi?
(Lorena, 32 anni, Parma)
Cara Lorena,
il fatto che citi nella tua lettera il padre di tua figlia come “mio marito” certamente indica che la separazione da lui, pur avvenuta fisicamente fra voi, non è affatto compiuta. Ed è comprensibile, visto che sono passati solo due mesi. E non voglio addolcire la pillola: i primi mesi sono davvero i peggiori, soprattutto per chi ha subito la decisione dell’altro.
I padri per essere di auto ai figli in casi in cui –come questo- sembra essere la madre il soggetto emozionalmente più fragile, la dovrebbe essenzialmente tranquillizzare. Va da se però che quando scelgono di allontanarsi è spesso proprio perché hanno deciso di ritirare l’investimento affettivo nei confronti del coniuge, quindi non è strano che si rifiutino di farsi carico delle sue difficoltà.
Certamente questo padre accusando la ex moglie di inventarsi i disagi della figlia mostra una scarsissima sensibilità, più che coniugale direi umana: è risaputo infatti che i bambini cercano in tutti i modi di dar poche grane al genitore che sentono affettivamente più a “rischio”, mentre viceversa si lasciano andare con più facilità allo sconforto col genitore che sentono più saldo. La piccola Federica dunque è verosimile che col papà sia un piccolo angioletto, ma questo non significa che la sua sofferenza sia assente o minima.
In questo caso tuttavia cara Lorena il problema non è tanto tua figlia: lei sta reagendo come può alla nuova situazione ed è un bene che esprima in qualche modo il suo disagio (piuttosto che reprimerlo o somatizzarlo); il suo comportamento essendo la piccola ancora nella fase in cui la sua comunicazione verbale è limitata non può che esprimersi così, il "capriccio" più che un capriccio è dunque una modalità di comunicazione del disagio ed è appropriato al contesto e alla età.
La tua posizione però sembra di così grande sofferenza da aggiungere il tuo dolore al suo, rendendo il ruolo di madre al limite del sopportabile in questo periodo.
Per poter accogliere e consolare –che è tutto quello che dobbiamo fare quando ci sono cambiamenti dolorosi per i nostri figli che non possiamo evitargli- dobbiamo indubbiamente trovare una schiarita dentro di noi e recuperare le nostre capacità adulte di gestire appropriatamente il nostro dolore. Il che non vuol dire che qualche lacrimuccia ogni tanto insieme sul divano non la si possa versare, anzi: è certamente segno di autenticità nella relazione, che i bambini apprezzano molto più che una bugia a fin di bene.
Ma non deve essere la norma.
Non è facile, ma si può fare, magari con l’aiuto di qualcuno di nostra fiducia che accolga lei (o lui)si sempre e comunque il nostro dolore.
Ristrutturare la propria vita e la propria identità, imparare a sostenersi da sole, senza far riferimento al marito quando stiamo male o abbiamo bisogno di aiuto, ma piuttosto ampliare le proprie referenze affettive includendo nuovi amici e amiche in grado di sostenerci quando siamo in difficoltà, è il compito gravoso ma gioioso ad un tempo che ti aspetta come madre separata.
Un giorno ti accorgerai che il dolore è scomparso e che la tua vita è più ricca. E’ quello che accade spesso –ti assicuro- in moltissime delle storie di separazione che conosco.
Compresa la mia.
Un grande in bocca al lupo
(a cura di L. Francioli)
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