L'amore che finisce
4 Ottobre 2008
Quando avrò smesso di lavare e asciugare 'sta ferita, riuscirò a raccontare la persona bella e imperfetta che è l'uomo che ho sposato.
Racconterò la bellezza del suo spirito di poche parole, il più delle volte muto. Del potenziale inespresso che tiene incatenato dentro il suo animo. Che ci ha portato dove siamo ora, in nessun luogo.
Delle sue paure, delle sue rabbie sopite. Eppure del suo coraggio.
Del suo amore che mi ha donato, con generosità, senza risparmio.
Del suo disinteresse del potere, dei soldi, della sua naturale solidarietà verso chi è debole e soffre.
Racconterò di quando mi ha scritto che piange tutti i giorni perchè non mi ama più.
Di quando mi ha abbracciata fra le lacrime (lui che non piange mai) e stringendomi forte mi ha detto che non sa dove, ma sa che deve andare. Via. Lontano.
Racconterò le cose cattive che mi ha detto andandosene, ferendomi a morte quando già ero piegata in ginocchio e non sapevo rialzare la testa.
Di quando è rimasto sconcertato dal mio dolore e ha voluto fare l'amore senza amore per l'ultima volta, come se volesse consolarmi, farmi sentire quel calore che non c'era più..
..e di come siamo rimasti poi muti, tutti e due, senza più lacrime, senza più aggettivi per descrivere la pena di trovarci sulla tomba di quell'amore che è stato, senza riuscire più a rianimarlo, neppure nei corpi...
Racconterò di quando parliamo dei nostri figli e dell'amore sconfinato che ha per loro. Di come vuole esserci quando c'è la pagella.
E di quando ho partorito. Tutte due le volte. Mi stringeva la mano e mi diceva: sei bravissima, fai le cose giuste, sono qui, accanto a te.
E quando ha fatto il tifo per la mia laurea, diceva che "ci " eravamo laureati, ed era vero, senza di lui non andavo da nessuna parte. Non me lo diceva, ma mi sembrava che lui fosse felice se io, se noi tre e poi quattro eravamo felici.
E io lo ero, mi sembrava così di rimettermi in pari nel gioco perverso del dare e dell'avere.
Io gli portavo il pezzo di mondo che vedo dalla mia prospettiva.
Non lo tenevo per me, non sapevo che farmene. Facevo la fatica di aprire la porta e di andare a cercare quello di cui avevo bisogno. Non lo pretendevo da lui.
Mi è sembrato che mi amasse per questo. Per il dono della mia prospettiva, che integrava la sua.
Mi bastava che lui ci fosse. E lui c’era.
Gli sono grata per tutto quello che era, che è stato.
Adesso mi fa arrabbiare che sia così poco grato alla vita per il dono che ci ha fatto.
Mi fa rabbia che non sappia dirmi grazie per l’amore che ho avuto per lui, per le lacrime che ho pianto, per le poesie che gli ho scritto, per le emozioni e la vita che ho scelto di condividere con lui.
Ha visto il mio animo. Nudo. Lo ha amato. Gliene sarò grata per tutta la vita.
(Donatella, 32 anni, Provincia di Mantova)
Il dolore che c’è in chi subisce un abbandono può generare della poesia. E spesso questa è la salvezza.
Non aggiungo nulla a questa bellissima lettera, che mi ha trasmesso tanta emozione e vicinanza a questa giovane donna.
Insegnare ai nostri figli che l’emozione è il sale della vita, anche quella dolorosa, e che si può comunicandola riuscire a contattare l’anima altruii, cosa di cui tutti noi umani abbiamo bisogno, è uno dei regali più belli che possiamo fare loro.
L’emotività esagerata è un dramma, la riservatezza in un mondo che urla è spesso una scelta di stile e di protezione di noi stessi e di quanto abbiamo di più vulnerabile.
Ma l’emotività appropriata e giusta è stupenda, ricca e feconda di potenzialità.
E andrebbe coltivata nei bambini fin dalla nascita.
(a cura di L.Francioli)
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