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Costruire una famiglia con un compagno con figli: quando?

Cara dottoressa, fino a che età un bambino può riuscire a creare un rapporto genitoriale con una persona che non sia il genitore naturale?

Ho scoperto proprio oggi il vostro sito e ho letto con interesse le lettere delle tante persone come me che sono piene di domande e vorrei esporre le mie. Mi chiamo Maria Rosa e sono di Caserta. Un anno e mezzo fa circa ho conosciuto il mio compagno, abbiamo entrambi 37 anni. Purtroppo egli ha già dovuto affrontare il lutto della perdita della moglie, venuta a mancare quattro anni fa; per fortuna non è rimasto solo, ha due figli che oggi hanno 6 e 4 anni. Inutile dirle quanto sia complessa la situazione: sto vivendo un esperienza completamente nuova, cerchiamo di viverci come coppia conoscendoci ogni giorno di più e contemporaneamente in maniera graduale e speriamo giusta, mi sto inserendo nel mondo dei suoi figli, inzialmente con uscite al parco giochi, passeggiate in montagna, poi piccole gite di due giorni e piano piano stiamo cercando di viverci questa bella cosa che ci è capitata, cercando di rispettare i tempi di tutti. Siamo a volte spaventati, frustrati, arrabbiati perche il tempo non sempre basta, c'è il lavoro, etc. Inoltre, dopo il lutto, il mio compagno è tornato a vivere dai suoi genitori (con cui io ho un buon rapporto), e questo porta con il passare del tempo stress, per lui che non ha i suoi spazi etc..
Vengo al dunque: il mio compagno vuole ritornare in quella che era la sua casa (ma io mi chiedo a volte se sia più saggio andare in una casa nuova, senza ricordi) e riprendere  i suoi spazi, rendersi di nuovo autonomo al 100%, perché  rimanendo con i suoi non puó sentirsi adulto a 360 gradi; insomma vuole riprendere la sua vita. Io non andrei subito insieme a loro perché sento che è presto, ho delle questioni familiari mie da risolvere e lui sente il desiderio di fare questo passo ora da solo, sentirsi autonomo. La  casa in cui vuole tornare è in affitto, abbiamo avuto problemi a trovarne altre e quindi lui ha optato per attendere la scadenza del contratto, che avverrà se tutto va male tra un anno e mezzo. I bambini avranno 6 e 8 anni, ed io ho paura che passi troppo tempo. La mia domanda dunque é: fino a che Età un bambino può riuscire a creare un rapporto genitoriale con una persona che non sia il genitore naturale? Temo che passi troppo tempo, che già si siano abituati a vivere con i nonni e che quindi il distacco diventi doloroso e che passato un anno e mezzo sia ancora peggio introdurre un nuovo cambiamento. So che cosa sarò io per i bambini e cosa saranno loro per me dipenderà dall'amore e dal tempo e dalle esperienze condivise, dal mio carattere, dal loro; io avendo scelto il loro papà come compagno di vita considero di includere tutti e tre nel mio concetto di famiglia, mi rendo conto che probabilmente adesso non essendo mamma di mio idealizzo alcune cose e va bene cosi, sono imperfetta! Vorrei non precludermi però la possibilità di fare il possibile affinché possiamo diventare una famiglia nel tempo, non vorrei restare a vita "la fidanzata di papà", anche se so che mi troverò tante volte in difficoltà, che forse non le saprò affrontare bene, ma mi riprometto di fare il meglio che posso e di essere il meglio che posso. Sono spaventata dai cambiamenti, ma anche dal procrastinare le cose, voglio molto bene a tutti e tre e nonostante le difficoltà ho trovato una gioia che mi ha sopresa e che voglio nutrire. Spero di avere un suo riscontro; buon lavoro dottoressa e complimenti a tutti voi per il progetto e per il sito, le faccio i migliori auguri.

Cordiali saluti


Maria Rosa
coppia con figli
La ringrazio per la sua lucida ed insieme accorata lettera, da cui emergono comprensibili paure sia di fare un passo troppo precoce, sia di procrastinare una decisione che potrebbe far bene a tutti i membri della famiglia!
Cominciamo subito col dire che dopo 4 anni di vita coi nonni è proprio tempo per il suo compagno di spostarsi verso una situazione di maggiore autonomia; sembra però che entrambi siate convinti che sia bene transitare in una specie di “zona di passaggio” nella vecchia casa coniugale, dove lei non abbia dimora e dove i ricordi se ci saranno, saranno comunque più del suo compagno che dei bambini (vista la loro giovane età); e tutto questo in attesa di avere una casa vostra fra un anno e mezzo, in cui ricostruire finalmente la famiglia.
Nessuno può dire se questo tempo sia un tempo che blocca scelte a favore della famiglia ricostruita o che invece la favorisce, dandovi il tempo di progettarla: tutto dipende da come lei e il suo compagno riempirete questo periodo nella vostra relazione  e nella gestione dei figli. Il rischio che lei sia la "fidanzata di papà" certo esiste, ma dipende molto da quale ruolo vorrà giocare nella quotidianità di questa famiglia, e quale ruolo le consentirà di giocare il suo compagno: vi vedrete spesso? vivrete vicini? solo come coppia o tutti insieme? solo durante le vacanze o anche nel quotidiano? Lei avrà spazi di gestione autonoma di questi bambini (senza il padre presente), per esempio nel loro tempo libero? Etc.
Insomma dipende dalle scelte che farete voi adulti, perché -venendo anche alla sua domanda- la possibilità di un bambino di creare un rapporto genitoriale con un genitore acquisito non diminuisce con il crescere dell’età, e neppure dipende dalla mancata convivenza; semmai si modifica in funzione dell’età e della frequentazione; a 6 e 8 anni sarà loro molto chiaro che lei non è la mamma naturale, ma sono certa che lo sia già da ora molto chiaro, e non sarà molto diverso fra un anno e mezzo; così come ora sembra chiaro che lei Maria Rosa è al momento “solo” la fidanzata di papà, e modificare questo dipende appunto da come vivrete questo anno e mezzo e di quali esperienze comuni sarete in grado di godere.
Per prepararvi alla vita in comune dovreste insomma frequentarvi di più, anche se non sarete conviventi.
Per essere davvero esaustiva, avrei però bisogno di comprendere quali significati il suo compagno attribuisce al proprio bisogno di “autonomia” (considerando che senza i genitori conviventi, molto sarà il tempo che dovrà dedicare alle incombenze pratiche dei suoi figli), e anche se egli ritiene che questo periodo-ponte sia una sorta di verifica della vostra relazione o chissà cos’altro; dal suo scritto infatti non mi è chiaro di quale bisogno si tratti, ma ritengo che comprenderlo a fondo sarebbe di vitale importanza per lei, in modo da partire col piede giusto e con la più sincera delle consapevolezze. Se ha modo di farlo, parlatene a fondo.
Infine, mi lasci dire che se ritiene la vostra relazione solida, non aspetti troppo tempo per ricostruire la famiglia e magari per avere altri figli; considerando la lucidità con cui ha scritto la lettera, mi sentirei di dire che sa valutare bene i pro e i contro, e che quindi l’ostacolo del prendere una decisione vada superato con un atto di fiducia e di coraggio: come lei sa, le condizioni perfette non esistono mai, ma anche il tempo che abbiamo per trovare il nostro posto nel mondo non è mai infinito.

Un caro saluto e un calorosissimo in bocca al lupo.

a cura di Linda Francioli

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