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Padri con data di scadenza

Sono stato insieme ad una donna per 5 anni, lei aveva già una figlia nata da una precedente relazione. La bambina nel tempo si è molto affezionata a me e io a lei, poi sono stato lasciato. Le ho chiesto di vedere la bambina e sono certo che anche lei lo vorrebbe, ma niente: da un giorno all'altro sono come uno sconosciuto, un estraneo, nemmeno più una risposta a un sms o a una telefonata. Possibile che nessuna legge tuteli il diritto di questa bambina e mio a frequentarci?

La bambina nei 5 anni di frequentazione con la sua mamma si è molto affezionata a me e io a lei: la accompagnavo a scuola, ai giardinetti, facevamo un sacco di cose insieme e passavamo moltissimo tempo insieme, compiti, camminate, vacanze, feste, tempo libero...etc.  Più volte mi ha detto che mi avrebbe voluto come papà e io non avrei avuto nessun problema ad "adottarla" o comunque a diventare ufficialmente suo padre, anche se in pratica lo ero già senza che fosse scritto da qualche parte.
Poi sono stato lasciato. Per carità: senza litigi, senza scenate, non per tradimenti, etc. Ho comunque dovuto accettare la sua decisione, ci mancherebbe, ma le ho chiesto di permettermi di vedere o sentire ogni tanto la bambina, assicurandole che avrei rispettato la sua privacy e le sue decisioni; però appunto almeno per un saluto, un gelato; e invece niente. Così da un giorno all'altro sono come uno sconosciuto, un estraneo, nemmeno più una risposta a un sms o a una telefonata (mi creda, in 4 mesi ho provato a chiamarla tre volte e in orari diurni, la telefonata è sempre stata preceduta da sms dove le spiegavo che avrei solo voluto fare un veloce saluto alla bambina): niente, il nulla!
Immagino di non avere speranza; ho cercato su internet a lungo e non ho trovato nemmeno due righe di  altri che vivessero una situazione simile alla mia... ma possibile che sia l'unico in tutta Italia a voler bene e a voler rivedere o sentire ogni tanto la figlia della mia ex, a cui pur non essendo mia figlia voglio bene come se lo fosse? Ho qualche speranza? C'è qualche diritto per un caso come il mio? La legge dice qualcosa a riguardo? Grazie se riuscirà a rispondermi e grazie se qualcuno saprà raccontarmi se e come ha vissuto un'esperienza simile.
Matteo

bimba arrabbiata


Caro Matteo,

ho letto con grande coinvolgimento emotivo la sua lettera e sincera partecipazione al suo dispiacere. Non so quale motivo spinga una madre a privare la figlia di un affetto che appare tanto sincero. Cercando di mettermi nei panni della madre, solo un potenziale danno per la figlia nel frequentare lei potrebbe giustificare un tale diniego, oppure una interferenza poco digeribile dalla figlia, nel caso vi fosse una feroce opposizione del padre naturale; cose che però lei dovrebbe conoscere, mentre il suo sconcerto e stupore sembrano sinceri, al punto da far apparire la decisione della madre inspiegabile.
Di certo è che la legge in Italia non la tutela in nessun modo, nulla viene detto dal legislatore al di fuori dei vincoli genitoriali “ufficiali” che regolano le relazioni fra genitori e figli, e cioè al di fuori dei vincoli di adozione/affido o di quelli naturali; e pensi che solo molto di recente si sono equiparati i figli nati al di fuori del matrimonio con quelli nati all’interno, precedentemente considerati gli unici figli legittimi! Le numerose famiglie ricostruite vanno incontro fin da subito a questo limite legislativo, poiché il genitore acquisito, seppur convivente e pienamente esercitante i ruoli operativi di un genitore affidatario, non ha formalmente alcun diritto (nè dovere!), finendo per essere nei fatti equiparabile ad un vicino di casa, amico o parente a cui si affidi momentaneamente la prole. Il ruolo del genitore acquisito quindi non è regolato né durante e quindi neppure dopo la convivenza con la prole dell’altro (nel suo caso non è comunque chiaro se ci sia stata o meno la convivenza, cosa che renderebbe più comprensibile -almeno sul piano umano- la sua richiesta di continuità nella frequentazione della bambina).
Quello che posso dirle è che non è il solo a soffrire per questa situazione, che diventa ancor più dolorosa quando la coppia genitoriale che si separa è composta da due genitori dello stesso sesso, che hanno magari deciso insieme di avere figli, che però sono figli naturali di uno solo dei due. Anche in questo caso l'altro genitore non ha nessun diritto dopo la separazione, e anche in questo caso la genitorialità viene a "scadenza", come lo yogurt, quando i due partner si separano.
Ciò che il legislatore non prevede tuttavia non esclude l’esercizio del buon senso, a partire da un interesse condiviso per il minore; con l’eccezione dei casi esposti in apertura, visto che vi è stata a lungo una frequentazione affettiva ottimale, tale buonsenso richiederebbe perlomeno un esercizio di gradualità nel distacco. Proprio infatti in virtù del rapporto non formale fra figlia e ex compagno, questa madre dovrebbe comprendere che l’interesse della bambina si ottiene se le si propone una gradualità nel distacco, dandole tempo e modo di comprendere che le cose fra mamma e compagno sono cambiate, senza che ciò assuma le caratteristiche del trauma. E’ infatti lo sparire-dall’oggi-al-domani, che lei giustamente denuncia nella lettera, che apre a un potenziale trauma, perché così come c’è bisogno di tempo per consolidare qualsiasi relazione affettiva, allo stesso modo c’è bisogno di tempo per concluderla. Se anche la madre avesse delle ragioni per escludere lei dalla vita della figlia (fosse anche per una sua incapacità di gestire la chiusura con lei o per la presenza di nuovo compagno, ad esempio, o per qualsiasi altra ragione che non riesco al momento ad immaginare) di certo dovrebbe consentirle di avviare un processo di distacco, di salutare la bambina, di fornirle spiegazioni adeguate all’età; altrimenti il rischio è che pensi di essere stata abbandonata, o di essere lei la causa dell’abbandono per essere stata “cattiva”. E tutto questo in modo implicito, inconscio, senza neppure avere consapevolezza di ciò che accade dentro se stessa.
Non riesco a darle alcun consiglio, se non quello di sperare che in un tempo ragionevole, la madre riveda la sua posizione. Sembra infatti che lei abbia accettato la chiusura del vostro rapporto senza drammi o rivendicazioni e che quindi possa riuscire, nel tempo, ad assicurare a questa madre che l’interesse per sua figlia non è strumentale a mantenere un legame con la ex, ma è invece sincero e disinteressato. E ogni affetto con queste caratteristiche  destinato ai nostri figli è sempre un piccolo tesoro da conservare con cura.

Un caloroso in bocca al lupo.

a cura di Linda Francioli


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